
Estate e stanchezza, in che modo sono collegate
Nei giorni di caldo estivo, moltissime persone sentono la testa pesante già alle 15 del pomeriggio, si trascinano da una stanza all’altra e faticano a concentrarsi anche solo per rispondere a una mail.
Molti pensano di essere diventati pigri, di aver mangiato troppo o avere dormito male. La verità è più semplice e più interessante: il corpo sta lavorando pesantemente dietro le quinte per mantenere la temperatura interna stabile, e quel lavoro consuma quasi un terzo delle energie disponibili.
Il caldo estivo non toglie le forze per capriccio. Le toglie perché il corpo ha bisogno di energia per raffreddarsi. Capire cosa succede dentro di noi cambia il modo in cui affrontiamo le giornate calde e permette di fare scelte quotidiane che riducono la fatica invece di aumentarla.
La difficoltà è comune, e ha una spiegazione fisiologica
Molti si accorgono che con il gran caldo la concentrazione cala, l’appetito diminuisce e la digestione si allunga. Poi arriva il senso di colpa… non sono riuscito a lavorare come vorrei, non ho fatto sport, ho saltato il pranzo. In realtà si tratta di risposte del tutto normali del corpo davanti a una temperatura esterna alta. Non è questione di volontà o di carattere.
Siamo animali a sangue caldo. La temperatura interna deve restare sempre intorno ai 36, 37 gradi indipendentemente dal termometro esterno. Mantenere questo equilibrio si chiama termoregolazione, e assorbe circa il 30 per cento delle energie totali del corpo. Trenta per cento è quasi un terzo delle risorse quotidiane, spese solo per tenere la temperatura interna dove deve stare.
Cosa succede al corpo, quando fuori fa caldo? Le arterie e le vene periferiche si dilatano. Il sangue si sposta verso la superficie della pelle per raffreddarsi, per questo in estate la pelle appare più arrossata e calda al tatto. A questo si aggiunge il sudore. Serve a creare un fenomeno di evaporazione che porta via il calore dell’interno. È un sistema elegante, ma funziona bene solo se ci sono due condizioni:
se il corpo ha abbastanza liquidi da trasformare in sudore, e se l’aria intorno è secca e non umida, perché altrimenti il sudore resta sulla pelle e non evapora.
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La prospettiva della Naturopatia Scientifica Integrata
C’è un aspetto molto importante che spesso si trascura: il calore affatica anche il cervello. Quando la temperatura sale anche solo di un grado, il corpo sposta grandi quantità di sangue verso la pelle per disperdere il calore. Per questo il flusso diretto al cervello si riduce e la mente diventa più lenta nel concentrarsi e nel decidere. Ad agosto non siamo pigri, il sangue destinato al cervello sta semplicemente aiutando a raffreddarci.
Anche la digestione entra in gioco. Secondo l’Ayurveda in estate il fuoco digestivo, chiamato Agni, si indebolisce. Sembra un controsenso, e invece è coerente con la termoregolazione. Il corpo evita di accendere altro fuoco interno mentre è già impegnato a gestire quello esterno. Per questo un piatto di pasta al ragù a pranzo ci lascia storditi, mentre un’insalata di cetrioli ci lascia freschi e leggeri.
Quattro strategie concrete da inserire da subito
Per evitare la stanchezza dovuta al caldo eccessivo, ecco quattro buone abitudini che nei giorni più torridi faranno sentire la differenza.
Bevi un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente appena ti svegli
Al risveglio, prima del caffè e della colazione, bevi lentamente un bicchiere d’acqua a temperatura ambiente, ogni mattina.
Durante la notte il corpo continua a sudare in silenzio e perde liquidi. L’acqua a temperatura ambiente reintegra le riserve senza dare al corpo lo shock termico dell’acqua ghiacciata.
In questo modo la mente si sveglia più lucida, il transito intestinale riparte più facilmente, la sensazione di testa pesante a metà mattina si riduce.
Sostituisci almeno due pranzi a settimana con un pasto crudo
Due volte a settimana metti in tavola solo verdure crude, frutta secca come fonte proteica e frutta fresca, al posto del pranzo cotto abituale.
Un pasto leggero senza proteine animali richiede meno lavoro digestivo e produce meno calore interno. Il corpo può dedicare più energie alla termoregolazione invece che al fuoco digestivo.
in questo modo il pomeriggio arriva senza il classico crollo post-pranzo, la concentrazione tiene più a lungo e l’appetito serale si riequilibra da solo.
Raffredda polsi e nuca con tavolette ghiacciate nelle ore più calde
Tra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio, avvolgi una tavoletta di ghiaccio in un panno di cotone o in un asciugamano e appoggiala su polsi e nuca per cicli brevi di dieci o quindici minuti. Puoi provare anche dietro le ginocchia, sulle caviglie o all’interno dei gomiti.
In queste zone il sangue passa vicino alla superficie della pelle e il raffreddamento locale abbassa in fretta la temperatura del sangue che poi circola in tutto il corpo. Il panno di cotone è indispensabile… protegge la pelle dalle ustioni da freddo che il ghiaccio può provocare.
In questo modo la sensazione di testa che bolle e che scoppia si riduce in pochi minuti, la mente torna lucida e riesci a portare a termine il pomeriggio senza il classico crollo delle tre.
Chiudi tapparelle e tende quando il sole è alto, fino al tramonto
Apri le finestre dalle sei alle otto del mattino per far entrare l’aria fresca della notte, poi chiudi tapparelle e tende entro le nove e lasciale chiuse fino al tramonto.
Una stanza tenuta in ombra resta più fresca anche di 5 – 6 gradi rispetto a una esposta al sole. Il corpo che rientra a casa trova un ambiente che aiuta la termoregolazione invece di ostacolarla.
In questo modo la fatica del rientro si dimezza e il condizionatore, se lo usi, consuma molto meno. Inoltre, il sonno serale arriva prima.
Una direzione su misura per te
Ogni corpo risponde al caldo in modo diverso, secondo l’età, la storia clinica, lo stile di vita e il tipo di lavoro. Le tre strategie qui sopra sono un ottimo punto di partenza, ma il modo migliore per capire come sostenere la tua termoregolazione è ragionare sul tuo caso specifico.
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