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Il viaggio come metafora della mia esistenza Non lo intendo simbolicamente, in realtà ho viaggiato tanto, fin da quando ero ragazzina. Ho vissuto e studiato molto all’estero. Non lo ritengo un merito, ma una fortuna. Un buon karma, forse. |
Australia
Il mio primo viaggio è durato tre mesi, avevo dodici anni e sono andata in Australia, ospite di una famiglia e una scuola a Perth. Ho bellissimi ricordi della famiglia che mi ha ospitato e del loro accento australiano, della terra rossa calpestata dai canguri, dei koala che vedevo sugli alberi e dei pappagalli che gli volavano intorno. Il salto è stato grande, dalle Dolomiti ampezzane dove allora vivevo al Bush australiano. Senza che me ne rendessi conto, in maniera spontanea, dopo quel viaggio il mondo è diventato la mia dimensione naturale.
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Messico
A quattordici anni, la colorata e profumata esperienza dell’America Latina. Due mesi a Città del Messico, sempre in famiglia e sempre a scuola. Di questo viaggio i ricordi sono le persone, l’allegria di una famiglia metà india e metà europea, con sei figli e una “camionetta” per viaggiare tutti insieme, fuori dalla confusione della città, in mezzo a piante grasse e fiori rigogliosi. Ho scoperto sulla mia pelle la complessità e delicatezza dei rapporti interpersonali e sono tornata a casa più matura e consapevole.
Giappone
A sedici anni ho avuto la possibilità di frequentare un intero anno scolastico all’estero. Ho scelto una meta lontana, diversa, dove nessuno studente italiano si era mai spinto. La mia passione per l’Oriente era già concreta e più forte di qualsiasi convenzione. Con una grande valigia che conteneva l’abbigliamento di quattro intere stagioni, sono partita per Osaka. O meglio, per un altro pianeta. Il Giappone di allora, il 1983, non è il Giappone di oggi. Scuola femminile, divisa scolastica blu, lingua esclusivamente giapponese, regole e rigore assoluto sia a casa che a scuola. Un anno intenso, difficile comunque felice, di studio e approfondimento, momenti di purezza ed essenza zen.
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India
A diciotto anni, dopo la maturità scientifica e un viaggio estivo a Parigi, inizio a conoscere l’India. La sensazione che accompagna il primo e i successivi numerosi viaggi in India, è quella di sentirmi a casa. Mi libero di tutto, pensieri inutili, emozioni agitate, abiti e scarpe in questa terra dove si vive con un sari di cotone e un paio di infradito. L’India è la mia rivelazione: desidero conoscere il senso delle cose, desidero scandagliare tutti gli anfratti del mio essere per eliminare il superfluo e arrivare al cuore di me stessa. Tornerò ancora e ancora, non mi stancherò mai.
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Bulgaria
Durante gli anni dell’Università a Venezia, ovvero mentre studiavo Lingue Orientali a Ca’ Foscari, avevo un sacco di idee brillanti. Mi piaceva creare delle sintesi culturali, dei ponti tra diversi approcci non solo alle materie, ma anche ai metodi di studio. Così ho applicato alla letteratura giapponese antica un tipo di analisi letteraria che non era mai stato utilizzato in questo campo. Ho pubblicato qualche articolo sulle riviste universitarie e come risultato la professoressa Tzvetana Kristeva mi invitò qualche mese all’Università di Sofia, in Bulgaria. Inutile dire che le valigie erano già mezze pronte. Il muro di Berlino era ancora in piedi e ho scoperto ulteriori modi di essere felice.
La mia Africa
Anch’io ho sofferto il mal d’Africa, per un periodo. Avevo ventidue anni. E’ stato il mio unico viaggio “turistico” ma turista non mi sentivo affatto. Era forse quell’odore di savana che contiene i semi di tutte le specie e di tutte le razze del mondo. O quel senso di infinito nel tempo e nello spazio che ti avvolge, soprattutto all’alba e al crepuscolo. O quel senso di ineluttabilità di fronte al ruggito di una belva perché non sai come andrà a finire dopo che ti ha fissato fiera negli occhi.
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Napoli
Mi sono laureata a ventitrè anni con centodieci e lode. Ho subito vinto un Dottorato di Ricerca all’Orientale di Napoli. Ricordo il giorno dell’esame. Un amico appartenente alla Chiesa Valdese mi aveva trovato un alloggio presso una loro comunità a Ponticelli, vicino a Napoli. Arrivai la sera con il buio, rimasi tutta la notte a studiare in una stanzetta al freddo, sentivo in effetti un po’ di rumore qua e là. Solo la mattina mi accorsi di essere ospite di un turbolento centro di recupero per tossicodipendenti e piccoli criminali. L’esame è andato bene, molto bene, ma la prima preoccupazione era finire in tempo per riprendere il treno e tornare a Venezia.

Inghilterra
Nel mio periodo universitario, si istituirono i viaggi Erasmus per studenti della comunità europea. Fui una delle prime candidate selezionate. Università di Cambridge, per approfondire la critica letteraria del giapponese antico insieme al professor Mark Morris. Di quel periodo di intenso studio ricordo maggiormente la sensazione di libertà che vivi quando sei studente, che poi all’estero si amplifica mille volte. Frequentavo il fior fior dell’Intellighentia nel mio ambito accademico, e vivevo nello stupore continuo, perchè mi consideravano al loro pari, o meglio addirittura una fonte a cui attingere. Conservo ancora le loro ufficiali lettere di elogi all’Università che mi aveva mandato presso di loro, dove ringraziavano per gli stimoli intellettuali che avevo portato.
India
Stavo volando a Tokyo, dove mi attendeva un corso per diventare insegnante di Letteratura giapponese antica. A un certo punto ho dirottato me stessa e sono atterrata in India. Il periodo indiano è durato a lungo. Anzi un giorno ho telefonato a casa e annunciato che sarei rimasta lì per sempre. Ne ho approfittato per studiare a fondo la Filosofia indiana, l’Ayurveda, il Massaggio Ayurvedico, lo Yoga terapeutico. Non giravo l’India come una scoppiata, simile ai tanti occidentali che incontravo. Studiavo e studiavo, frequentavo Università, Centri di Studio, Centri spirituali. Gli indiani mi accoglievano e mi trattavano come una di loro. Credo sia il modo migliore di imparare.
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Canada
Alla fine sono tornata in occidente. Avevo capito che nella vita non puoi solo ricevere, ma anche dare. Dopo un po’ di Italia, volo in Canada per studiare la Naturopatia e le sue discipline insieme al professor Nissen, conosciuto in India. Mi introduce alla cura naturale della persona, ai concetti di Salute Naturale, alle pratiche più efficaci e salutistiche come l’Idroterapia del colon, la nutrizione eumetabolica, la pratica fisica del contatto e del massaggio. Era marzo e iniziava la primavera di Montreal, al primo sole comparivano sedie e tavolini di fronte ai locali, e i giovani si godevano il tepore dei loro 6-7 gradi in maniche corte. Tornata in Italia, per praticare la mia professione, ho studiato per altri sei anni. Prima un diploma in Massofisioterapia, poi uno in Naturopatia.

New York, New York
Non si finisce mai di imparare. Dopo un Master in Naturopatia a Roma, presso l’Accademia delle Arti Sanitarie, vado a New York per ottenere un PhD (diciamo una super-specializzazione) in Naturopatia e Alimentazione. Se di ogni viaggio mi è rimasto qualcosa di bello, di questo mi è rimasta la bellezza stessa. Inaspettatamente, quasi per caso, mi apro a una nuova dimensione, più femminile: la cura estetica dal punto di vista naturopatico. Conosco tecniche e prodotti innovativi, inizio a vedere trasformazioni del viso e del corpo, che accompagnano il miglioramento della salute e la riconciliazione dello spirito.
Milano
Da ragazzina, quando vivevo spensierata tra le montagne e i boschi di Cortina, ripetevo come un mantra ossessivo “Non andrò mai a vivere a Milano”. Rappresentava nel mio immaginario la vita frenetica e intossicata che non desideravo vivere. O forse era un presagio… del resto una persona come me, dopo avere girato il mondo, dove poteva mai sentirsi a casa… Ora vivo e opero a Milano, che nonostante lo stress e lo smog mi offre la vita che desidero.
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