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Le fave dall’antica Roma fino a noi

Le fave (Vicia faba) sono i semi di una pianta appartenente alla famiglia delle Leguminose. Originarie dell’Asia Minore, più di 3000 anni fa, vennero coltivate da antichi Egizi, Greci e Romani.

Nell'antica Grecia le fave erano utilizzate nelle votazioni politiche: quelle bianche indicavano approvazione, quelle nere disaccordo. Nell’antica Roma erano sinonimo di buon augurio, tanto che una delle famiglie più potenti prese il nome proprio da esse: i Fabi. Sia Romani sia Greci le offrivano ai morti.

In genere, i baccelli di fava contengono sei semi. Secondo un’antica tradizione italica, trovare sette semi porta fortuna. A seconda della varietà, le fave presentano dimensioni e colorazioni diverse: verde, viola o rossastre. I maggiori paesi produttori di fave sono Cina, Germania e Italia. Nel nostro Paese le principali regioni produttrici sono Puglia, Sicilia e Sardegna.

Le fave nutrono con poche calorie

Dal punto di vista nutrizionale, le fave sono costituite soprattutto da acqua (80%), in secondo luogo da carboidrati (12%), proteine (5,5%), fibre (5%) e pochissimi grassi (0,%). Per questo motivo, sono i meno calorici tra tutti i legumi, ma comunque con un alto potere nutritivo.

Tra i minerali si trovano ferro, calcio, fosforo, sodio, potassio, magnesio, zinco e selenio. Presenti anche aminoacidi essenziali. Dal punto di vista del contenuto vitaminico, sono presenti le vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5 e B6) e la vitamina C, che permette l'assorbimento del ferro in esse contenuto. Le fave sono dunque indicate per combattere l'anemia.

L’abbondanza di fibre favorisce la mobilità intestinale, in caso di stitichezza. Per alcune persone il consumo delle fave però è controindicato. A causa di un fattore genetico ereditario, infatti, non hanno l’enzima che neutralizza nelle fave le conseguenze dannose per l’organismo. Si tratta del favismo.

Le fave sia crude che cotte

Le fave possono essere consumate sia crude sia cotte. In commercio si trovano secche o fresche (anche surgelate o in scatola). Quando si consumano fresche si consiglia di privare le fave della pellicina che le ricopre per aumentarne la digeribilità.

Quando sono secche, se presentano ancora la pellicina devono essere ammollate in acqua per un giorno intero, se invece sono senza buccia, bastano otto ore di ammollo. Dopodiché le fave possono essere bollite o cotte a vapore. Si possono consumare in risotti o minestre. Oppure ancora ridurre a purè da spalmare sul pane.


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