Da bambina, abitavo a Cortina in una bellissima casa al piano terra con tanto verde intorno. Verde significava ampi prati, porzioni di bosco, alberi altissimi, torrente con cascate fresche dove immergere i piedi in estate.

In quello scenario, mio padre che ha sempre amato creare cose con le sue mani, aveva costruito un'altalena nel giardino di casa, con grosse travi di legno ancora un po' grezze.

Di fronte a me le cime delle Tofane e le Cinque torri, montagne bellissime di pietra dolomitica che si illuminano di luce rosa all'alba. Dietro di me il Pomagagnon e il Monte Cristallo che si illuminano di luce arancione al tramonto. Bellezza indicibile che si rinnovava ogni giorno, momenti di profonda commozione.

Contemplavo felice meraviglie sovrumane. Ho conosciuto l'estasi della gratitudine e il senso di unione con la natura. Il cuore ampio come la superficie delle montagne.

Mentre mi dondolavo silenziosa e composta, dentro di me cantavo a squarciagola: Laudato sii o mio Signore, laudato sii o mio Signore, per sorella madre terra...

Perdevo il senso del tempo e dello spazio. Lacrime di gioia scorrevano sulle mie gote arrossate dall'aria fresca. Nessuno se n'è mai accorto. Ma sicuramente è lì che ho imparato la fortunata arte di sentirmi molto felice anche da sola.